giovedì 21 giugno 2018

Le parole , una poesia



Prima si camminava, adesso si telefona o si vaga nella rete. Nella civiltà contadina per vivere bisognava camminare molte ore al giorno. Al mio paese il fazzoletto di terra, che poi era un fazzoletto di pietre, poteva distare anche dieci chilometri. E in un giorno se ne facevano venti, insieme al mulo e alla zappa.
L’Italia negli ultimi anni si è letteralmente fermata. Chi non è fermo davanti alla televisione, è fermo davanti al computer o è dentro un’automobile. Si vedono sul ciglio delle strade solo gli stranieri. Qualche giorno fa ho incontrato una badante che ogni giorno fa cinque chilometri a piedi per spostarsi dal letto dove dorme al letto dove accudisce un’anziana.
Pure io cammino poco ultimamente. Potrei accampare la scusa di una lesione al menisco, ma il motivo vero è che al mio paese non c’è più nessun motivo per camminare. Non ho un fazzoletto di terra da raggiungere, non c’è più nessuno con cui passeggiare. Quando esco in piazza trovo i miliziani del rancore. Qualche spirito più lieve ha ormai da tempo rinunciato a uscire. I ragazzi non amano le vasche, stazionano davanti al bar e si spostano solo per approdare davanti alla sala giochi. I ragazzi non passeggerebbero mai con un cinquantenne.
Per camminare non mi resta che prendere la macchina fotografica e farmi un giro lontano dalla piazza, nel museo delle porte chiuse che è diventato il mio paese. Non sono camminate che fanno bene. Quando torno a casa mi sento peggio di prima. E mi metto davanti al computer a scrivere. Scrivo seduto sul divano, col computer sulle gambe. È una postura che mi consente di rimanere davanti allo schermo anche per sei ore, ma è una postura micidiale. Fra poco girare il collo o piegare la schiena saranno operazioni complicate.
Nei miei testi continuo a fare l’elogio dell’andare fuori, però anche nei miei giri paesologici di fatto passo molto tempo in macchina. Faccio camminate brevi, spesso mi prende lo sconforto e mi rimetto in moto in cerca di un altro paese.
Insomma, quando si parla della penuria di esperienza, bisogna ricordare che sta diventando impossibile proprio quella fondamentale, quella del camminare.
Ultimamente si vedono dei camminatori infelici, gente che ha avuto un infarto o teme di averlo. E allora avanti, avanti con la cura coatta del corpo, avanti col fregarsene di quello che accade intorno a noi. L’importante è stare in forma, anche se poi non si sa bene che farsene di questa forma. Al massimo si può telefonare o scrivere al computer.
Io credo che il primo gesto per ridare spazio al camminare sia quello di chiedere le dimissioni del capitalismo burocratico. Ci sono troppi uffici, troppe scrivanie. Le persone hanno la testa allagata di parole. E quando stai con la testa allagata di parole camminare più che salutare è doloroso. Dovresti guardare il mondo e sei fermo nella palude delle tue ansie, delle tue paure, delle tue recriminazioni. Vorresti camminare in leggerezza, soffiare via ogni peso e invece sei addobbato come un albero di natale e continuano ad arrivarti pesi da ogni parte.
Adesso il computer ce lo portiamo in tasca. Per aprire la posta elettronica non c’è bisogno di tornare a casa. Basta sedersi e vedere che dicono di noi gli altri infermi come noi.
Dal nomadismo al divano è passato molto tempo, lo stesso che divide l’età della pietra da quella della piastrella. È arrivato il momento di rimettersi in cammino, ma senza aloni misticheggianti. Camminare per guardare, camminare perché percepire è più importante che giudicare, guardare quello che c’è piuttosto che pensare il mondo per come ce lo hanno descritto altri. È tempo di uscire, di sciamare nell’esterno, per vedere come ogni giorno qualcosa si disfa e qualcosa si forma.
Non bisogna camminare per allungarsi un poco la vita, ma per renderla più intesa. Uscire a vedere, girare dietro e intorno alle cose, attraversarle, collezionare dettagli, misurare la realtà con la pianta dei piedi. Il mondo è colossale, non può essere richiuso nella baracca del nostro io. Abbiate cura di andare in giro. Non rimanete fermi come uno straccio sotto il ferro da stiro.

Il cammino degli infermi di Franco Arminio





La poesia nelle parole


Adesso io sono qui da sola in questa grande casa. Non ha più senso neppure il pensiero di ammazzarmi. Lasciare il mondo aveva senso quando c’era il mondo. Adesso che il mondo è morto possiamo solo stare qui a vegliarlo, soffrendo per gli indemoniati che ci circondano e che al mondo morto provano a rubare gli occhi, le ossa, come se il mondo fosse una cava. Ecco il mio dolore, non riuscire a chiudere gli occhi, non riuscire a partecipare all’assalto, al saccheggio. Non c’è più una sola persona a cui posso chiedere qualcosa. Certe volte per orgoglio mi sono nascosta, certe volte ho parlato senza averne voglia. Adesso nessuno mi cerca e non ho voglia di cercare nessuno. Pensavo che la vita contasse più dei pensieri, pensavo che con un’altra persona avrei placato il mio dolore. Invece si trattava solo di mettere in forma il proprio sentire, i propri pensieri. Si può fare scrivendo, si può fare suonando, insegnando, si può fare anche tacendo. Quello che conta è capire che la vita è un inganno e non possiamo contare su nessuno e su niente. Non c’è dialogo neppure con la natura. Mi fanno ridere quelli che parlano con gli animali, quelli che pensano ai sentimenti delle piante, all’emozioni delle pietre. Siamo un niente senza compagnia, da qui bisogna partire e incontrare il miracolo provvisorio, di un passo, di un sorriso. La vita si può onorarla solo riconoscendo la sua radicale inconsistenza. C’è ancora tempo per farlo, ogni respiro che abbiamo in fondo è un’occasione non per realizzare qualcosa, non per arrivare a un traguardo, ma per sentirsi, per sentire il nulla a cui siamo arrivati. Io non lo so com’era il mondo prima di noi e non so neppure com’erano gli uomini mille anni fa. Ho cercato di capire per anni, per anni ho avuto lo sguardo al passato. Adesso il mio sguardo si muove nell’aria come una farfalla. L’aria non è inconsistente, il mare non è inconsistente, e poi c’è il nome di una persona, c’è da stringere la mano di uno che sta morendo. Ora la vita può popolarsi di gesti unici, semplici e arresi, privi di ambizioni, gesti che non cercano intese. Nessun misticismo in tutto questo, in fondo si tratta solo di passare il tempo. Da questo punto di vista la mia vita ora non è diversa da quella di dieci anni fa. E i contemporanei non sono diversi dagli antichi. Io non ho muri intorno a me, non ho strade davanti a me. Mi muovo nell’aria come una farfalla infelice perché non ha neppure un fiore in cui posarsi.

DOLORE DI DONNA di Franco Arminio


lunedì 16 aprile 2018

LA NATURA E' REGINA

La natura è regina
o matrigna!
Nel mio giunglardino è una regina -matrigna.
Non è colpa sua, lei, chiaramente fa il suo lavoro,
che è quello di crescere e moltiplicarsi, o almeno
è quello che fa da me.
A casa mia funziona così:
E' inverno! finalmente! voglia di tana, di tornare a casa dal lavoro
e tapparmi  in casa, il fuoco acceso, il divano, un libro, qualche telefonata
mentre fuori infuria la bufera.
E' primavera! Mio Dio, non c'è tempo, non c'è tempo! Bisogna andare
fuori a sistemare il giardino nelle pause pranzo, il sabato e la domenica,
fino a quando non arriva la benedetta ora legale, allora qualche
ora si racimola anche prima del tramonto.
Bisogna raccogliere le foglie accumulate prima dell'inverno,
vuotare i vasi con i defunti, potare tutte le piante ( ma quante sono ! ),
ma, un sabato si lavora, una domenica c'è un altro impegno, la pausa pranzo
è troppo breve per iniziare qualsiasi cosa e c'è anche il dentro casa, un giorno
piove, nevica di nuovo, troppo freddo per lavorare all' aperto, oggi troppo
vento, il sole è troppo caldo!
E così siamo arrivati ad oggi.
Le rose non le ho potate e parecchie sono crollate sotto al peso della neve,
l'erba è cresciuta a dismisura ed ha coperto anche i sentieri




Io amo il giardino molto informale ma , il troppo stroppia,
inoltre sono una casinista verace,
ed il gatto non mi aiuta.
Non ce la posso fare!


Ma alla fine arriva la sera, sono stanca psicologicamente per i lavori non fatti,
non per quelli fatti, sembra di vuotare l'oceano con un cucchiaino da caffè.
E' tutto troppo!

I sogni bisogna coltivarli da giovani, quando le energie sono a 1.000 e niente ti
spezza la schiena, non quando si è sul viale del tramonto.
Ma domani è un altro giorno!


lunedì 8 gennaio 2018

ALLA FINE SI E' SOLI

Oggi per qualcuno sono morta.
Proprio così, questa mattina una persona ha avvicinato mia cognata per
avere la conferma della mia morte e, come si sa,  le brutte notizie girano veloci,
ed  altre persone l'hanno contattata per avere aggiornamenti.
Ed io?
Quando me l' hanno riferito non sono stata capace di riderci sopra.
Dovevo farlo perchè in realtà era un grosso equivoco ed io ero viva e vegeta,
ma non ne sono stata capace.
Anzi, in quel momento ho avuto una stretta al cuore.
Ho realizzato che ogni momento può essere l'ultimo momento e mi sono sentita
spaesata e sola.
Perchè è così, alla fine si è soli.


lunedì 25 settembre 2017

SE


Se avrò la fortuna di arrivare un giorno alla pensione, ma soprattutto
se avrò la fortuna di essere in buona salute,
e se avrò la fortuna di abitare ancora in questa casa
e se avrò la fortuna che il mio giardi-campo non sia scivolato a valle,
allora dedicherò una buona parte del mio tempo ritrovato alla cura
del mio giunglardino e giardi-campo.
Terrò a bada qualche infestante maligna tipo le varie robinie che nascono
ovunque, i rovi che attecchiscono anche in aria , poterò per tempo
le rose e gli arbusti , nutrirò tutte le mie piante, ammirerò i loro colori
ed annuserò il loro profumo,  metterò in vasetti da regalare quelle
in esubero, pianterò narcisi e tulipani.
Chiederò agli amici di venire a casa mia e con loro mi siederò ad
ascoltare gli uccelli cantare, le rane gracidare e il vento muovere le foglie.
Se sarò ispirata mi cimenterò con l'arte culinaria, leggerò tutti quei libri di cucina
che ho accumulato negli anni e che non ho mai aperto,
e gli amici ,
che stanno fuori a farsi accarezzare dal vento,
saranno i miei degustatori.
Se ..................................



venerdì 7 aprile 2017

COLPO DI FULMINE

Ho avuto un colpo di fulmine, peccato sia arrivato in ritardo,
ma meno male che è arrivato.
Mi sono innamorata di un poeta.
Casualmente ho incrociato la sua strada.
Con le mani immerse nella carta,
godendo nello sfogliare pagine,
una musica mi è risuonata dentro,
ho iniziato a leggere:

" Pensa che si muore
e che prima di morire tutti hanno diritto
a un attimo di bene.
Ascolta con clemenza.
Guarda con ammirazione le volpi,
le poiane, il vento, il grano.
Impara a chinarti su un mendicante,
coltiva il tuo rigore e lotta
fino a rimanere senza fiato.
Non limitarti a galleggiare,
scendi verso il fondo
anche a rischio di annegare.
Sorridi di questa umanità
che si aggroviglia su se stessa.
Cedi la strada agli alberi ."


Da leggere ASSOLUTAMENTE!

martedì 7 marzo 2017

FRA MERAVIGLIA E SCONFORTO


Oggi è il 7 marzo 2017, martedì.
Ieri notte il cielo ha buttato giù un pò di pioggia condita con raffiche di vento, 
l'aria questa mattina alle 7.00 era molto frizzantina ed io ho ritirato fuori 
la sciarpa da riavvolgere attorno alla gola.
Quando sono tornata a casa dal lavoro nella pausa pranzo, il sole troneggiava 
nel cielo, ed ancora prima di tirare fuori le chiavi di casa, mi sono inoltrata nel 
mio giunglardino per vedere dove il vento aveva portato le ramaglie secche 
tagliate nei giorni scorsi.
Erano ancora lì, nessun folletto volenteroso le aveva ammucchiate nel campo.
Mi guardo attorno con occhi a tratti meravigliati ma ancora di più a tratti 
sconfortati.
La meraviglia sta nel vedere che la primavera avanza a passi da gigante, 
tutto è in movimento, i pesci del laghetto, due rossi, due bianchi e gialli ed 
uno nero, vengono a galla boccheggiando alla ricerca del mangime che porto 
loro;  api e bombi svolazzano pieni di energia attorno ai fiori della
lonicera fragrantissima, sugli ellebori, snobbano i narcisi ma amano il giallo 
del favagello, scompaiono fra il verde ed il nero delle vedovelle ( hermodactylus 
tuberosa ), c'è un gran fischiare, cinguettare, starnazzare di uccelli, 
sto mettendo sempre meno semi nella loro mangiatoria ed un po mi dispiace 
perdermi le loro visite, il pettirosso non si vede più, sono rimasti i passerotti e 
le cincie bige che si dondolano circospette sui rami secchi della rosa Paul's 
Himalayan musk prima di avventurarsi a prendere il cibo.
I narcisi stanno aprendo tutti i loro boccioli, quelli già aperti sono stesi a 
terra dalla pioggia della notte.
Gli ellebori, fiori da me snobbati fino ad un paio di anni fa, stanno prendendosi 
la loro rivincita e sfoggiano al meglio le loro corolle anche se è una pianta 
un po bastarda visto che la maggior parte delle varietà porta fiori a testa china 
e per fotografarli devi reggerli con le mani o sdraiarti a terra  e guardarli 
da sotto in su.
Questo coglie il mio occhio meravigliato che, se allarga la sua visione, vede in 
lontananza i campi degli albicocchi in fiore e il rosato dei peschi che iniziano 
anche loro a fiorire.
Ma se accorcio le distanze ecco che arriva lo sconforto, tutto deve essere ancora
potato!
Prima di tutto le rose che hanno ancora addosso le bacche , con rami che si 
allungano  a dismisura, con i poveri archi di sostegno crollati sotto al peso di 
piante cannibali delle quali avevo ignorato la tenacia e la robustezza, hanno già 
dei germogli lunghi e vigorosi, come faccio a potarli ma soprattutto quando ci 
riuscirò, avendo a disposizione solo i fine settimana?
E che dire dei rovi che crescono ovunque, radicando in ogni dove a velocità 
supersonica?
E l'ortica? Tappeti che si allargano in mezzo alle piante di rosa, con le loro 
tenere foglie verde acceso, dove per accedere devi avere guanti da muratore 
fino ai gomiti, stivali nei piedi e non un lembo di pelle alla sua portata.
E il muschio? bellissimo! Ma sotto ci sono gallerie che corrono per metri e metri, 
scavate  da arvicole ? dove la terra, la mia è argilla, è pronta per essere lavorata 
da un ceramista tanto è collosa.
E che dire delle decine e decine ed ancora decine di piccole piante di alloro che
nascono in ogni dove,  il destino delle quali sto ancora escogitando?
Non parliamo del ligustro con i suoi migliaia di semi sparsi ovunque e pensare 
che sono così graziosi quei grappoli di palline nere appese alla pianta!
Devo potare anche le buddleie, fuori tempo massimo da parecchi mesi, visto 
che sarebbero da potare dopo la loro fioritura, e che dire di tutte le piante 
ancora in vaso che devo mettere nella terra?
Come se non bastasse sento addosso lo sfregolio da acquisti compulsivi, come 
non salvare da morte certa quei vasetti di anemoni ormai sfioriti visti al 
supermercato?
E di sicuro non potevo lasciare là l'edgeworthia chrysantha a quel prezzo così 
basso!
Carina anche la ciotola/ abbeveratorio di sasso con uccellino incorporato, ed i 
sacchi di terriccio mi hanno riempito la macchina per un paio di giorni 
(a causa del mal di schiena non sono riuscita a scaricarli subito).
Non è facile nemmeno chiedere aiuto perchè, oltre al costo , chi viene non legge
i miei pensieri ed ha una testa con idee tutte sue, per cui ho un bel da fare a 
mettere la cordella arancione per delimitare le zone da non toccare, mai una volta 
che venga rispettato il divieto!
Io che amo il mio giunglardino, amo la confusione creata da piante spontanee 
nate dove pareva a loro, da potature mancate che lasciano lunghi rami 
di boccioli penzolanti, da abbinamenti di colori cazzuti , non riesco ad essere 
in sintonia con chi mi vuole regimentare il tutto, creando bei camminamenti 
puliti, piante ridimensionate, senza una margherita che occhieggi curiosa.
Ah, ogni primavera che arriva mi coglie sempre più impreparata a mantenere 
vivo questo mio sogno di giardino.
Oggi ho ancora mal di schiena! E la punteggiatura non è il mio forte :-(



venerdì 23 dicembre 2016

AUGURI CON UN BIANCO POST

Questo è un post che avevo preparato e mai pubblicato.
Ora, avendo poco tempo a disposizione, lo utilizzo per farvi gli auguri di buone feste.
Auguro a tutti voi che ci fate  partecipare alla vostra vita tramite questo luogo,
di trascorrere delle serene festività, con parenti, amici umani ed animali, o anche da soli,
e di cogliere ogni piccolo momento prezioso che la vita ci offre.


GALAVERNA
Avevano detto che le temperature si sarebbero ulteriormente abbassate e così è stato.
Stamane alle 7.00,quando ho aperto la porta , mi sono trovata catapultata in un mondo
inquietante.
C'era gelo dappertutto, a terra era tutto bianco e le piante erano bloccate nel ghiaccio,
e il tutto era avvolto in una nebbia fittissima.
Brr brr, avrei voluto ritornarmene a letto ed aspettare il disgelo, ma il dovere chiama!
Quando sono rientrata a casa all'ora di pranzo la giornata si era un pò schiarita ma il
gelo c'era ancora.
Così mi sono avventurata  fuori per cercare cosa farvi vedere.




Gli scorci sono sempre gli stessi.
Cambia solo il momento.




Le mie vecchie bandierine tibetane con il vento si sono attorcigliate nei rami della rosa canina.
Dalla foto non si vede ma erano così ghiacciate  e rigide.
E questo uccellino sotto , non vi sembra la scena di una favola dove la strega malvagia
rende tutti immobili?



martedì 8 novembre 2016

MARTINO

Martino non c'è più.
L'ho trovato oggi in mezzo al campo con gli occhi ancora aperti ed il pelo
tutto bagnato dopo le piogge di sabato e domenica.
Sapevo che era successo qualcosa, avevo trovato casse rovesciate ed i
croccantini ancora nel piatto, avevo pensato ad un litigio fra gatti
ma forse è intervenuto qualcos' altro.
Avevo cercato e chiamato a tutte le ore, poi oggi la dolorosa scoperta.
Martino era ad oggi il gatto che abitava con me da più tempo.
10, forse 15 o più anni insieme.
Di un colore arancio il suo nome derivava da Marte, il pianeta rosso.
Ricordo ancora quando arrivò a casa mia, era stato evidentemente
abbandonato o forse si era perso e per diversi giorni l'avevo sentito
miagolare disperatamente.
Lasciavo il mangiare fuori casa per riuscire ad avvicinarlo e quando la
fame era diventata necessità di vita, si era avvicinato alla ciotola ed
io di soppiatto l' afferrai.
Una guerra!
Soffi!
Graffi!
Morsi!
L'eroe dentro e fuori di me sanguinava a fiotti, ma non ho mollato la
presa.
Poi è stata una lunga storia di vita insieme, con i miei sensi di colpa,
le sue leccate sui miei capelli, la pipì spruzzata sui miei fiori, il suo
crogiolarsi al sole.


martedì 18 ottobre 2016

LE STAGIONI

Casa mia è di fianco ad una strada principale che schiera una bella fila di tigli.
In primavera vedo i loro germogli di un bel  verde tenero che piano piano si
aprono al sole ed al calore che avanza,
all 'inizio dell' estate è tutto un profumo di fiori ed un ronzio di api, poi a mano
a mano che i giorni si riscaldano sotto al solleone, le cicale ingaggiano concerti
assordanti,
arriva poi l'autunno e le foglie iniziano a scolorire e virano verso un caldo
giallo ocra, per passare poi ai marroni ed infine iniziano a cadere.
E dove cadono?
Sulla mia aia naturalmente!
Perchè non succede mai, e dico mai, che il vento tiri dalla parte opposta e
porti le foglie nel campo dall'altra parte della strada.
E così mi ritrovo ad ammirare dalla mia porta di casa tutte le foglie cadute,
che belle, sono belle,
ma provate a camminarci sopra quando sono bagnate, è già una fortuna non scivolare,
e che dire  quando molte di queste foglie si affezionano alle mie scarpe e
me le ritrovo tutte in cucina?
Fra una ramazzata e l'altra, finalmente i rami si sono spogliati completamente
ed innalzano al cielo grigie e scheletriche braccia.
E' arrivato l'inverno.
Ora non resta che aspettare e sperare di essere così fortunati da poter
ammirare nuovamente i germogli verdi che crescono.







venerdì 29 luglio 2016

REGOLE AUREE

Le regole auree sono due e facili da rispettare:


1)non essere schiavi della pulizia


2)non tentare di far crescere piante che   
   non amino il terreno del vostro giardino. 
                       GERTRUDE JEKYLL

sono miserevolmente d'accordo!

venerdì 19 febbraio 2016

VIOLA

Mi hai accompagnata per tanti anni, ti sei ammalata e ti ho curata.
Speravo, speravo e pregavo, poi ho dovuto scegliere.
Con dolore ho deciso la tua fine.


mercoledì 23 dicembre 2015

AUGURI DI NATALE

Non so come mai ho i tempi sempre così stretti!
Ho molti meno impegni di chi ha famiglia ,con figli e nipoti,
eppure arrivo a Natale sempre sull'orlo di una crisi di nervi.
Lavorare otto e più ore al giorno per cinque giorni a settimana,
non lascia molto spazio di manovra ed il fine settimana 
è sempre dedicato alle ordinarie incombenze domestiche, 
tenendo presente che io faccio il minimo indispensabile, 
mi chiedo dove mi perdo!
Sono una lumaca evidentemente e con gli anni posso solo
peggiorare, pertanto eccomi qui, affannata a rincorrere i
minuti per poter fare gli auguri di persona a più persone ma
con l'impossibilità di farlo a tutti quelli che vorrei.
Voi, amici virtuali, che ho trascurato troppo ed ingiustamente,
spero che possiate,non dico perdonare, ma accettare questi
miei frettolosi auguri che vi porgo con tutto il cuore.
Auguro a tutti, proprio tutti, un Natale che vi trovi con l'animo
sereno e porti amore, comprensione e speranza nelle vostre case.






venerdì 4 dicembre 2015

mercoledì 18 novembre 2015

ASPETTA

Una mamma esce di casa con il suo bambino. 
Ha tante cose da fare e attraversa di fretta tutta la città per prendere il treno. Ma il suo bimbo dice: “Aspetta!”. 
C’è un bassotto da accarezzare, una farfalla che vola via, la pioggia che scende sul viso: lungo la strada si possono fare incontri molto speciali, basta sapersi fermare. 
E aspettare. 
La leggerezza poetica del tratto e delle parole di Antoinette Portis raccontano l’importanza del sapersi soffermare davanti alle cose veramente importanti della vita, e a non avere fretta.


E' un libro per bambini, ma forse lo è di più per le mamme.
Avere la capacità di non farsi schiavizzare dai ritmi veloci
che la società attuale ci impone e sapersi fermare per poter
cogliere preziosi istanti che non si ripeteranno.

lunedì 9 novembre 2015

LEO E ALBERTINA

Leo è un maialino felice che un giorno si innamora di Albertina, una gallina dalle piume azzurre come il cielo. 
Albertina però non lo degna di uno sguardo. 
Disperato Leo decide di chiedere consiglio ai suoi amici. 
Potrebbe danzare gli suggerisce il coniglio, oppure farsi bello e mostrare la sua forza gli dicono il tacchino e il toro. 
Potrebbe stupirla facendo un fantastico tuffo nello stagno gli suggerisce l’anatra. 
Leo le prova tutte ma a nulla servono i suoi sforzi; Albertina continua a ignorarlo, fino a quando…


Un'illustratrice troppo brava rende Leo adorabile e Albertina un pò
smorfiosetta.
Troppo simpatico.
Per bambini e.......bambini cresciuti.

giovedì 5 novembre 2015

UN RICORDO

Questo è il ricordo di una ragazza alla quale,  
un giorno di 20 anni fa,
un treno  le è andato contro
o forse lei è andata incontro ad un treno.

Un animo sensibile, forse troppo, 
non l'ha difesa di fronte ai dispiaceri della vita.

Con il suo sorriso poteva arrivare ovunque, ma il sorriso non protegge.

Oggi sento sua mamma che ancora la piange e che mi dice:  
"Sai cosa mi ha detto la Catia? 
Che devo portare pazienza, il tempo per incontrarci si avvicina ".

E' andata da una sensitiva.

Io non so qual' è il confine fra la realtà, l'irrealtà o la disonestà, ma quelle
erano le parole che lei voleva sentire.

Ciao cugina dal dolce sorriso, voglio credere anch'io che ci rincontreremo.


mercoledì 7 ottobre 2015

LIBRI PER BAMBINI ( 3 ) ????


I bambini cercano di tirarsi fuori le idee dal naso

61 Greguerias

di Gomez De La Serna Ramon




Gómez de la Serna, nato a Madrid nel 1888 e morto a Buenos Aires nel 1963, creò per la prima volta nel 1910 la “gregueria” (in spagnolo si scrive greguería con l’accento sulla i), scrivendone migliaia nel corso della sua vita.
Molti lettori non riescono a comprendere che cosa significhi “gregueria“. Credono che sia a una massima, un pensiero filosofico, un motto di spirito. Pensano di trovarsi davanti a una riflessione morale, avente un carattere universale e sentenzioso. E siccome non trovano nulla di tutto questo, vedono la “gregueria” come una sfida al buon senso, un paradosso fine a se stesso. Alcuni la scambiano per una barzelletta o una facezia, altri per una metafora poetica, altri ancora per un calembour di immagini.
In realtà è più semplice definire la gregueria (che in spagnolo vuol dire “schiamazzo”, “parlottio”, “trambusto”) come ciò che non è. La gregueria non è un luogo comune, non è mai ovvia. Come scrive Gómez de la Serna, “non deve somigliare a nulla che sia stato già detto“. La gregueria è una immensa galassia popolata da miriadi di oggetti accostati per accumulazione o mediante associazioni inusitate e fulminanti. Gli ingredienti di questo processo sono stati indicati da Gomez attraverso la famosa associazione Metafora +Umorismo = Gregueria. Anche se il binomio non è sufficiente a spiegare tutte le greguerias
In queste metafore visive e giochi di parole con tocchi di umorismo e, a volte di assurdo, c’è sempre un elemento di sorpresa per il lettore. Ecco alcune delle greguerias più famose, pubblicate nel 1993 in un delizioso libriccino edito dalla Biblioteca del Vascello (la traduzione in italiano è di Danilo Manera):
Il sogno è un deposito di oggetti smarriti.
Nell’elenco del telefono siamo tutti esseri microscopici.

Ci sono cieli sporchi in cui sembra che siano stati sciacquati i pennelli di tutti gli acquarellisti del mondo.
L’arcobaleno è il nastrino che si mette la natura dopo essersi lavata la testa. 

Il foglietto del calendario ci consola perchè il suo 7 o il suo 22 ci sono noti da moltissimo tempo. Che spavento se invece apparisse il giorno numero 30.117 della nostra vita!
I baci sono come francobolli: ce n’è che si attaccano e altri che non prendono.
Che tragedia: invecchiavano le sue mani e non invecchiavano i suoi anelli.
L’acqua non ha memoria: per questo è così limpida.

Le spighe fanno il solletico al vento.
Gli zeri sono le uova da cui sono nate le altre cifre.


Catalogo: ricordo di ciò che si scorderà.


Il neonato saluta se stesso dando la mano al proprio piede.
Nelle macchine da scrivere sorride la dentiera dell’alfabeto.
Le costole servono per ubicare i dolori: “Mi fa male tra questa e questa”
Quando il treno parte mentre siamo affacciati al finestrino, rubiamo addii che non sono per noi
L’acqua si scioglie i capelli nelle cascate.
tutto tratto da :
http://aforisticamente.com/2010/02/25/ramon-gomez-de-la-serna-428-greguerias-inedite/
Nonostante abbia trovato questo libro collocato in mezzo a quelli per bambini,
mi sembra un pò più da grandi, certe frasi devo leggerle due volte per afferrare
il senso! 

lunedì 5 ottobre 2015

LIBRI PER BAMBINI ( 2 )

Nel susseguirsi delle immagini di "Prima dopo", il tempo è pura magia. Dal giorno alla notte, da uno sciame di api al barattolo di miele, dalla pecora al gomitolo di lana, dalla tempesta alla quiete, il tempo consente metamorfosi, evoluzione, regressioni e mutamenti. In questo album poetico e nel contempo acuto, oggetti, eventi, esseri umani e paesaggi lavorano a coppie (in un'unica raffigurazione oppure in doppia pagina) per rivelare due stati della medesima cosa. L'assenza di testo invita il piccolo lettore a immaginare, capire e riconsiderare la storia di questi cambiamenti. Con illustrazioni efficaci e universi grafici contrastanti, "Prima dopo" è sia un'esperienza di lettura interattiva sia un'opera di immaginazione che gioca col tempo. Età di lettura: da 4 anni.



la recensione sopra è presa direttamente da internet.
Libro senza parole ma con alcune illustrazioni molto belle.
Mi piace. Sto alzando la mia età mentale ( si dice ? ) sono passata dai 3 anni
ai 4 :-)

martedì 29 settembre 2015

LIBRI PER BAMBINI (1 )

Nella mia escursione in libreria ho trovato anche questo libricino
con in copertina un pesciolino rosso.
Paf! 
Una nipotina di un' amica è nata il 1° aprile ed ho pensato che questo 
è il libro per lei.
L'ho aperto ed ho iniziato a guardare le semplici illustrazioni.
Carine, deliziose, simpaticissime le avventure di questo pescetto.
Che bravi che sono tutti gli autori dei libri per bambini.





    Aprile. Il pesce rosso
    Libro di Marjolaine Leray
    Come tutti i pesci rossi, Aprile gira e rigira in tondo nella sua boccia di vetro.
    Aprile è un pesce filosofo, e in quanto tale si pone domande
    esistenziali ("Essere o non essere?"), ma sappiate che.......... .



PS. Ho deciso che anche questo me lo tengo.